La fede fa parte della mia e della nostra cultura, del nostro modo di essere. Io non ho un attaccamento religioso forte, ma mi rendo conto, sempre di più, che sono nato e cresciuto in un mondo in cui la fede ha una certa importanza, e in cui la mia fede e il mio modo di pensare sono influenzati da una tradizione religiosa che appartiene a molte persone.
Io non sono un cristiano praticante, non vado tutte le domeniche in chiesa. Anzi, ci vado relativamente poco. Ma riconosco nella chiesa un’istituzione che ha un valore importante per la società, un valore che deve essere curato e valorizzato.
Io non prego regolarmente, in modo consapevole e orientato a Dio. Succede piuttosto che faccio dei pensieri che, secondo me, sono assolutamente spirituali, indirizzati forse a un “me” esterno, oppure a una forza superiore.
Non riesco a dare un volto, una faccia, a Dio. Secondo me è una forza, interiore, che una persona riesce a sviluppare, a far crescere dentro di sé. È una forza che risponde a bisogni che una persona può avere, nascosti e personali, difficili da individuare e da descrivere.
Io sono molto razionale nel mio modo di pensare e di agire. Ho spesso un approccio analitico, molto razionale: com’é la situazione? Come viene interpretata? Come la vedo, io? Questo aiuta, ogni tanto, anche ad uscire da situazioni piuttosto difficili.
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