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Fabio Vinzens

Luven

Tecnico agrario

Una volta avevo molta più fede. Cioè, non è che avessi proprio fede, ma mi capitava più spesso di pensarci e di parlarne. Oggi non lo faccio quasi mai. La mia famiglia, per esempio, non ha mai voluto insegnarmi la fede. Ho cominciato in qualche modo da solo a credere. Da bambini si spera e basta. Vedi passare una coccinella, e credi che quella porti fortuna. Da piccolo pregavo, quando non mi sentivo bene. L’ho fatto fino alla quarta o quinta elementare. Poi piano piano ho smesso. L'ora di religione, a scuola, era noiosa. Lo dicevano tutti, direi. Durante la preparazione alla confermazione ci siamo impegnati un po’ di più. Ma quando le lezioni sono terminate, sono tornato alla vita quotidiana. E poi era finita.

L'unico legame che ho mantenuto, con la chiesa, dopo la confermazione, è il culto di Natale, quando i bambini fanno la recita. Vado a vederla perché è tradizione. Per il resto, la chiesa... non so nemmeno quando ci sia il culto.

Parlare per mezz'ora di Dio, al giorno d’oggi, è quasi una perdita di tempo. Tutti hanno altre cose da fare. E quando non c'è niente da fare, si sta al cellulare. Non potrei mai immaginare di parlare di Dio con i miei amici anche solo per due minuti. A meno che non si tratti di domande critiche sulla Bibbia e su ciò che c’è scritto. Mi è capitato qualche volta di parlare di temi simili. Ma non di che cosa si crede veramente e di ciò che si pensa.

« Parlare per mezz’ora di Dio, equivale a buttare via il tempo »

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